Artropatia gleno-omerale in lesione massiva della CDR (cuff tear arthropathy).

Quando vi è un’ampia lesione o una insufficienza cronica della cuffia dei rotatori, la testa omerale risale progressivamente verso l’alto perdendo parzialmente il contatto con la glenoide. Il risultato finale di questo “scompenso” funzionale della spalla è la degenerazione della cartilagine articolare ed una conseguente impotenza funzionale: questa particolare forma di artrosi prende il nome di artropatia in lesione massiva della cuffia dei rotatori (o cuff tear arthropathy).
Se il trattamento conservativo (riabilitativo) fallisce, si opta per la sostituzione protesica (protesi inversa).

  • Che differenza c’è tra la protesi anatomica e la protesi inversa di spalla?

    In una protesi di spalla normale o “anatomica”, la testa dell’omero e la cavità glenoidea sono sostituite in modo da mimare la normale anatomia e meccanica della spalla. La testa omerale è sostituita da un impianto metallico che riproduce la grandezza naturale e l’anatomia della testa originale. La glenoide è sostituita da una struttura in polietilene (un materiale plastico) che ha forma e grandezza simile alla glenoide naturale. Questo tipo di impianto è indicato in pazienti con artrosi gleno-omerale senza lesioni ai tendini della cuffia dei rotatori.

    La protesi “inversa” è un tipo di impianto più evoluto che utilizza componenti protesiche “non anatomiche” per i pazienti che, oltre all’artrosi gleno-omerale, hanno problemi a livello della cuffia dei rotatori.
    Nella protesi inversa, la testa dell’omero viene sostituita da una componente a forma di glena e la glenoide a sua volta viene sostituita da un’ emisfera. Grazie all’inversione delle componenti si crea un fulcro di rotazione che permette al deltoide di elevare il braccio in modo corretto anche senza l’ausilio dei tendini della cuffia dei rotatori.

  • Ci possono essere delle complicanze con l’intervento di protesi di spalla?

    Le complicanze sono rare e comuni a quelle relative ad un intervento di protesi di ginocchio o di anca, ossia:

    • lesioni vascolo-nervose
    • infezioni
    • usura e mobilizzazione delle componenti protesiche
    • rigidità post-chirurgica
    • fenomeni trombo-embolici

  • Quanto dura il ricovero per l’intervento? E’ necessario un reggibraccio?

    La durata media del ricovero è di 3-4 giorni.
    L’intervento ha una durata di circa 90-120 minuti e viene eseguito in anestesia generale con l’associazione del blocco interscalenico.
    La fisioterapia verrà eseguita in reparto già a partire dal giorno successivo all’intervento.
    Nell'immediato post-operatorio, viene posizionato un reggibraccio che va portato per 20gg (salvo diversa indicazione).
    Durante tale periodo è comunque possibile rimuovere il tutore 2-3 volte al giorno per lavarsi, vestirsi, mangiare ed eseguire cauti esercizi di mobilizzazione passiva di gomito, polso e dita.
    Il paziente verrà opportunamente istruito e reso autosufficiente per quanto riguarda le necessità quotidiane quali il lavarsi ed il vestirsi.

  • Quando si deve iniziare la fisioterapia? Per quanto tempo?

    La fisioterapia verrà eseguita in reparto già a partire dal giorno successivo all’intervento e poi proseguita con il proprio fisioterapista di fiducia, una volta dimessi.
    Bisognerà prevedere circa 2 mesi di riabilitazione, con cadenza bi- o trisettimanale.
    In media il recupero funzionale ed il ritorno alle normali attività quotidiane si ottiene in 2-3 mesi ma può necessitare anche di periodi più lunghi.

  • Nel lungo termine cosa posso fare con la protesi inversa?

    L’obiettivo principale della protesi inversa è quello di togliere il dolore.
    Il secondo obiettivo è quello di recuperare il movimento della spalla per tornare a poter svolgere in modo autonomo e senza dolore tutti i gesti della vita quotidiana. Tuttavia, nel lungo termine raccomandiamo sempre di evitare sforzi eccessivi con il braccio operato, come sollevare grossi pesi, sport di collisione etc. per evitare che la protesi possa subire danni da sovraccarico.

  • Chi NON può essere sottoposto ad intervento di protesi inversa?

    La protesi inversa per funzionare ha bisogno del muscolo deltoide. I pazienti che hanno subito un danno nervoso ( in particolare una lesione del nervo ascellare) o coloro che hanno un deltoide non funzionante a causa di precedente intervento chirurgico, non possono essere sottoposti ad intervento di protesi inversa. Inoltre pazienti con perdita o scarsa qualità di tessuto osseo, in particolare a livello della glenoide, non possono essere candidati a questo tipo di intervento perchè non sarebbe possibile fissare l’impianto all’osso.

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