Artrosi gleno-omerale.

L’artrosi di spalla, detta anche omartrosi, è una malattia caratterizzata dalla degenerazione (consumo) della cartilagine articolare che normalmente permette alle superfici articolari di scorrere tra di loro.
Essa è causa di dolore e rigidità della spalla con conseguente limitazione nelle attività delle normali attività quotidiane.
Il trattamento iniziale consiste nella fisiochinesiterapia, nelle infiltrazioni intra-articolari con ac. jaluronico e negli integratori anti-artrosi.

Negli ultimi anni, la ricerca ha sviluppato innovative terapie “biologiche” per l’artrosi:

  • il PRP (Platelet-Rich Plasma), che è un concentrato di piastrine isolate dal sangue del paziente
  • le cellule mesenchimali ottenute dal tessuto adiposo
Nel caso di fallimento del trattamento conservativo, si propone al paziente la sostituzione protesica, metodica che, al pari di ginocchio ed anca, si dimostra efficace e duratura.

  • Cos’è l’artrosi di spalla?

    L’artrosi di una articolazione consiste nella degenerazione, cioè nel consumo, della sua cartilagine; esistono differenti forme di artrosi.
    La più frequente, l’osteoartrosi primaria, è in parte scritta nei nostri geni ed in parte una conseguenza del tempo: negli anni l’articolazione della spalla è sottoposta a continue sollecitazioni che consumano la cartilagine, la quale, una volta danneggiata, non è in grado di guarire. Il corpo tuttavia cerca di rispondere alla mancanza di cartilagine formando tessuto osseo in eccesso che porta alla formazione di superfici articolari irregolari con formazione di speroni ossei chiamati osteofiti. Il risultato di questo processo è la perdita della normale articolarità e del movimento dell’articolazione. L’irregolarità delle superfici articolari causa anche un’infiammazione cronica dell’articolazione che porta ad un ispessimento e ad una retrazione della capsula articolare,che a loro volta contribuiscono alla perdita di movimento.
    L’artrosi post-traumatica, invece, si verifica in seguito ad un danno delle superifici articolari dopo frattura, lussazione o lesione dei legamenti/tessuti molli periarticolari.
    L’artrite reumatoide (AR) è una malattia sistemica che può colpire qualsiasi articolazione del corpo. È una condizione nella quale il foglietto di rivestimento dell’articolazione (membrana sinoviale) causa un’infiammazione costante dell’articolazione che danneggia sia la cartilagine che l’osso. Vi può essere familiarità per artrite reumatoide e in questi casi anche qualche altro membro della famiglia ne soffre. Le donne sono più colpite degli uomini. Quando si sviluppa in età giovane-adulta viene definita artrite reumatoide giovanile. Solitamente colpisce anche altre articolazioni come quelle delle mani, il ginocchio e la colonna vertebrale. Per fare diagnosi di AR sono necessari esami del sangue con il dosaggio di marcatori specifici.
    Anche i tendini della cuffia dei rotatori possono essere danneggiati: quando vi è un’ importante lesione della cuffia dei rotatori e un erosione dell’osso, la testa omerale risale verso l’alto perdendo parzialmente il contatto con la glenoide. In questo caso si parla di artropatia in lesione massiva della cuffia dei rotatori (o cuff tear arthropathy).
    Altre cause meno frequenti di artrosi di spalla sono la necrosi avascolare della testa dell’omero, le cause iatrogene e post chirurgiche e la condrolisi.

  • Quali sono i sintomi più comuni dell’artrosi di spalla?

    La maggior parte dei pazienti riesce a convivere con tale condizione patologica per molto tempo. Solitamente, infatti, l’artrosi di spalla è tollerata più a lungo rispetto all’ artrosi di ginocchio o di anca, dal momento che la spalla non è un’ articolazione sottoposta a carico; i pazienti si rivolgono al medico quando il dolore limita il sonno e quando la perdita di movimento limita la qualità di vita.
    L’artrosi di spalla esordisce spesso con un dolore sordo ad insorgenza graduale che compare durante i movimenti. Molti pazienti notano una limitazione nei movimenti della spalla o una rigidità durante lo svolgimento delle attività quotidiane. La perdita di movimento è spesso accompagnata da sensazione di scrosci o blocchi articolari. La debolezza dell’arto superiore coinvolto è dovuta al dolore che gradualmente inibisce l’attività della spalla.

  • Come si diagnostica l’artrosi gleno-omerale?

    I pazienti presentano frequentemente una storia di perdita progressiva del movimento e di dolore che interferisce con il lavoro, lo sport e le attività quotidiane. Dolore notturno, perdita di forza e sensazione di scrosci o blocchi articolari spesso accompagnano il quadro principale. All’esame clinico si riscontra una riduzione sia della mobilità attiva che di quella passiva. La causa di tale rigidità è proprio il processo artrosico che deforma l’articolazione. La perdita di forza non è una debolezza reale ma è una reazione al dolore.
    Per confermare la diagnosi, la maggior parte delle volte è sufficiente un esame radiografico standard in diverse proiezioni ( antero-posteriore, assiale e la proiezione di Lamy). La TAC può essere utile nei casi complicati dove si voglia studiare l’articolazione per programmare al meglio l’intervento chirurgico. La RMN invece è utile per lo studio dei tessuti molli circostanti e per dirimere il dubbio di una lesione associata dei tendini della cuffia dei rotatori.

  • Quali sono le opzioni di trattamento non chirurgico?

    In molti pazienti il trattamento conservativo è efficace o per lo meno ritarda il più possibile la necessità di dover ricorrere ad un intervento di sostituzione protesica. Si può intervenire a diversi livelli: in primo luogo la modifica di alcune attività della vita quotidiana che causano dolore come ad esempio il sollevamento di pesi eccessivi.
    In secondo luogo la fisioterapia: per poter procedere con un programma fisioterapico è necessario che la spalla sia ancora mobile. Se, infatti, le superfici articolari sono troppo irregolari e la spalla troppo rigida, la fisioterapia potrebbe aggravare il dolore.
    Le iniezioni di ac. jaluronico sono una moderna ed ulteriore alternativa di trattamento per l’artrosi gleno-omerale: si tratta di un liquido visco-elastico con proprietà lubrificanti ed antiinfiammatorie; a seconda del grado di artrosi, lo Specialista utilizzerà un acido jaluronico più o meno “denso”.
    Questa sostanza va iniettata con grande accuratezza all’interno della spalla, cioè in sede intra-articolare, proprio dove la cartilagine è rovinata; pertanto si tratta di una procedura che deve essere eseguita da "mani esperte".
    Queste infiltrazioni, ripetute con cadenza annuale, in molti casi sono in grado di procrastinare un eventuale intervento protesico.
    Gli integratori “anti-artrosi” contengono principi naturali che riducono l’infiammazione e “nutrono” la cartilagine: il loro utilizzo a lungo termine, può ridurre la necessità, da parte del paziente di ricorrere ai classici antinfiammatori: in aggiunta a ciò, essendo a base di sostanze naturali, non interferiscono con patologie quali l’ipertensione, il diabete, la gastrite, la cardiopatia ischemica,...
    Il trattamento farmacologico classico, invece, comprende i FANS (antinfiammatori non steroidei): sono utili in molti casi e ne esistono di molti tipi. Non c’è un’evidenza scientifica che dimostri che un antiinfiammatorio sia più efficace di un altro. Tutti i FANS possono avere degli effetti collaterali, in particolare a livello gastrico (stomaco) dove possono portare a sanguinamenti e/o ulcere. Per questo motivo, prima di assumere autonomamente tali farmaci, è sempre meglio consultare il medico, soprattutto per periodi di utilizzo prolungati.

  • Cosa sono il PRP e le cellule mesenchimali?

    Negli ultimi anni, la ricerca ha sviluppato alcune innovative terapie “biologiche” per l’artrosi:

    • il PRP (Platelet-Rich Plasma)
    • le cellule mesenchimali

    Il PRP ( plasma ricco di piastrine o ‘platelet-rich plasma’) è un concentrato di piastrine isolate dal sangue del paziente stesso; dopo un’opportuna filtrazione e concentrazione, il preparato viene attivato ed iniettato nella zona da trattare e l’attivazione di questi fattori determina il rilascio alcune sostanze capaci di stimolare la guarigione del tessuto degenerato.
    Studi recenti hanno messo in luce l’efficacia del trattamento con cellule mesenchimali staminali nella terapia dell’artrosi in virtù del loro potenziale di guarigione nell’ambito della medicina rigenerativa. Tali cellule possono essere ottenute dal tessuto adiposo in modo semplice ed efficace (infatti il grasso è di facile accesso e contiene cellule mesenchimali stabili e poco sensibili all’età del paziente); grazie a queste caratteristiche è possibile un loro immediato utilizzo, sempre attraverso una semplice infiltrazione articolare, senza la necessità di coltivazione in laboratorio.
    Per mezzo di queste nuove tecniche è possibile rigenerare un tessuto simil-cartilagineo, ritardare l’evoluzione fisiologica dei processi artrosici ed ottenere un miglioramento del quadro clinico.

  • In che cosa consiste il trattamento chirurgico dell’artrosi di spalla?

    Il trattamento chirurgico dell’artrosi di spalla è indicato quando tutte le opzioni di trattamento conservativo sono fallite. Nella nostra esperienza, il paziente decide si sottoporsi ad intervento chirurgico quando non riesce più a dormire a causa del dolore e quando la funzionalità della spalla è talmente deteriorata da non riuscire più ad eseguire le attività lavorative o della vita quotidiana.
    Bisogna tener conto di diversi fattori quando si programma un intervento chirurgico per l’artrosi gleno-omerale: l’età del paziente, il grado di artrosi e lo stato della cuffia dei rotatori.
    Solitamente i pazienti molto giovani vengono trattati con una chirurgia di tipo conservativo: il debridement artroscopico; è una sorta di “pulizia della spalla”, eseguita in anestesia loco-regionale, che consiste nella rimozione degli irritanti meccanici e chimici all’interno dell’articolazione e permette di rimuovere eventuali corpi mobili o flap cartilaginei, riducendo così il dolore alla spalla. Tuttavia il successo di tale intervento è “paziente-dipendente” e la buona riuscita non è sempre prevedibile.
    In pazienti con artrosi molto dolorosa e limitazione funzionale, la sostituzione protesica deve essere considerata come l’opzione di trattamento. E’ indicata in quei casi dove il trattamento conservativo è fallito. Esistono diversi tipi di protesi di spalla: le protesi di rivestimento (chiamate anche protesi cefaliche o endoprotesi) in cui viene sostituita solo la componente della testa omerale, la protesi totale anatomica nella quale vengono sostituite sia la testa dell’omero che la glenoide e la protesi inversa che viene utilizzata nei pazienti in cui all’artrosi si associa la rottura dei tendini della cuffia dei rotatori. Si chiama “inversa” perchè la glenoide viene sostituita con una componente emisferica (la glenosfera) mentre la testa dell’omero viene sostituita da una componente a forma di glena.
    La protesi totale di spalla è un trattamento eccezionale per migliorare il dolore e la funzione nei pazienti con artrosi di spalla: diversi studi hanno dimostrato risultati clinici eccellenti nel lungo termine. La durata di una artroprotesi totale di spalla è superiore all’85% a 20 anni.

  • Ci possono essere delle complicanze con l’intervento di protesi di spalla?

    Le complicanze sono rare e comuni a quelle relative ad un intervento di protesi di ginocchio o di anca, ossia:

    • lesioni vascolo-nervose
    • infezioni
    • usura e mobilizzazione delle componenti protesiche
    • rigidità post-chirurgica
    • fenomeni trombo-embolici

  • Quanto dura il ricovero per l’intervento? E’ necessario un reggibraccio?

    La durata media del ricovero è di 3-4 giorni.
    L’intervento ha una durata di circa 90-120 minuti e viene eseguito in anestesia generale con l’associazione del blocco interscalenico.
    La fisioterapia verrà eseguita in reparto già a partire dal giorno successivo all’intervento.
    Nell'immediato post-operatorio, viene posizionato un reggibraccio che va portato per 20gg (salvo diversa indicazione).
    Durante tale periodo è comunque possibile rimuovere il tutore 2-3 volte al giorno per lavarsi, vestirsi, mangiare ed eseguire cauti esercizi di mobilizzazione passiva di gomito, polso e dita.
    Il paziente verrà opportunamente istruito e reso autosufficiente per quanto riguarda le necessità quotidiane quali il lavarsi ed il vestirsi.

  • Quando si deve iniziare la fisioterapia? Per quanto tempo?

    La fisioterapia verrà eseguita in reparto già a partire dal giorno successivo all’intervento e poi proseguita con il proprio fisioterapista di fiducia, una volta dimessi.
    Bisognerà prevedere circa 2 mesi di riabilitazione, con cadenza bi- o trisettimanale.
    In media il recupero funzionale ed il ritorno alle normali attività quotidiane si ottiene in 2-3 mesi ma può necessitare anche di periodi più lunghi.

  • Nel lungo termine cosa posso fare con la protesi?

    L’obiettivo principale della protesi inversa è quello di togliere il dolore. Il secondo obiettivo è quello di recuperare il movimento della spalla per tornare a poter svolgere in modo autonomo e senza dolore tutti i gesti della vita quotidiana. Tuttavia, nel lungo termine raccomandiamo sempre di evitare sforzi eccessivi con il braccio operato, come sollevare grossi pesi, tagliare la legna, lavori di carpenteria, sport di collisione etc. per evitare che la protesi possa subire danni da sovraccarico.

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